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Gli Anni del Tuono

Pubblicato: settembre 23, 2014 in letture, recensioni
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falcioni, mazzafrusti e spadoni in un rinascimento decadente e baroquepunk

Davide Mana, padrone di casa di Strategie Evolutive pubblica questo racconto nel 2007  nell’antologia fantastica Alia e lo lascia poi a riposare ed invecchiare; a distanza di sette anni il testo viene risistemato e trasformato in ebook, come il buon vino col tempo sembra aver guadagnato in struttura, corpo e odore… si, l’odore del fulminato che alimenta i congegni presenti nella storia che dalle pagine ci arriva alle narici trasportandoci lì, sul campo di battaglia. 

la splendida copertina di Dalmazio Frau

Sinossi

“Dio ha creato gli uomini, Federico li ha resi uguali.”
Gli Anni del Tuono
il racconto che risponde alla domanda, ‘Cosa sarebbe successo se Federico II di Svevia avesse inventato il Gundam?’

dalla potenza evocativa dell’introduzione traspare immediatamente la qualità del racconto. tutta la vicenda è organizzata in varie istantanee, in episodi temporali che appaiono apparentemente slegati ma che poi si ricollegano come gli anelli di una catena, dove l’inizio diventa la fine del racconto e l’epilogo sopravanza cronologicamente il prologo. e funziona la cosa?  diamine… si che funziona!

ne “gli anni del tuono” i cavalieri abbandonano i destrieri da guerra e diventano piloti di dreadnoughts, essi restano sempre una classe d’élite poiché servono in ogni caso danari e tempo per l’esercizio, oltre a tutta una nuova serie di serventi che sostituisce la schiera di scudieri: ora ci sono orologiai, addetti ai motori, meccanici specializzati, armieri per le bocche da fuoco e per le armi da taglio, mozzi per la manutenzione ordinaria più tutto il cibo per loro e le loro puttane… spese ingenti quindi ed armi, e posizioni di prestigio per pochi eletti.

il funzionamento di questi macchine da guerra è spiegato magistralmente e perfino l’alimentazione a fulminato è resa credibile grazie al tono ed al linguaggio adottato dallo scrittore: di qualsiasi cosa si parli in questo racconto e voi ne siate a digiuno la capirete!

durante le battaglia si odono chiaramente le esplosioni, il clangore delle enormi armi meccaniche sugli scudi, gli abbagli, gli odori del sangue, del sudore e della polvere da sparo. si riescono a scorgere  i gonfaloni, si percepisce il calore del fuoco greco e del fulminato. abbiamo il cavalierato, il Sacro Romano Impero e i mercenari fiamminghi. c’è da chiedersi come Davide Mana abbia fatto a gestire una tale mole di situazioni ritagliando il giusto spazio ad ognuna di esse, ed egli non solo lo fa egregiamente: lo fa in una maniera eccezionale. le notevoli doti di scrittore qui sono decisamente fuori discussione e rischiano di suscitare invidia perfino a chi legge con partecipazione questa storia. personalmente ne ho tratto godimento ed ammirazione. 

a voler esser saccenti, fighi ed intellettuali -e qui spero mi perdoni l’autore, andiamo a divagare in senso ironico e fare il verso ai recensori “seri”-, se vogliamo fare le pulci al racconto possiamo intraleggere nell’opera del Mana la parabola decadente della Cavalleria (storicamente la fine è dovuta all’introduzione delle armi da fuoco che rese inutili le corazze, qui la polvere da sparo ne rappresenta invece l’evoluzione in quanto alimenta i motori dei bestioni meccanici); Brock si ricicla neo maestro d’armi insegnando alla figlia del porcaro i segreti della cavalleria spezzandone la tradizione nobiliare e poi come capitano di ventura antipapale. il prezzo pagato da egli è la mano destra presa dal divino, avendo lasciata l’armatura meccanica e non potendone guidare un’altra si ritrova ora una protesi permanente di metallo come monito. quando le macchine si evolvono in efficacia e progresso egli perde il privilegio di cavalcarle, e ne sarà in parte causa della decaduta.  

alla fine la natura risorpasserà la tecnologia in un ciclo continuo: i resti delle corazze rimangono cimeli a memoria di un’epoca di ferro e sangue, e che dopo il tuono e la tempesta arriva sempre la calma. e la terra e la natura si riprendono poi quello che è loro;

come si è aperto il racconto si conclude: con la ferraglia invasa dalla polvere, dalle erbe e dai bambini.

non ho altre parole da aggiungere per cercare di convincervi che questo racconto lungo è assolutamente da leggere, e se non lo fate, che peste vi colga! 

Gli Anni del Tuono di Davide Mana
Copertina di Dalmazio Frau
51 pagine circa, 1,50 euro
Disponibile sul Kindle Store

giovanni lelli

tornano i robot di la marmora e questa volta sono più grandi!

Copertina di Giordano Efrodini

I Mecha di Napoleone III collegato al progetto di scrittura collettiva Risorgimento di Tenebra è il romanzo nel quale proseguono gli eventi narrati ne I Robot di La Marmora. La Battaglia di Milano si è conclusa ma la guerra prosegue, i Prussiani appoggiati dall’ala genetista dei Nekton vogliono estendere il loro dominio sulla Francia e poi sul resto dell’Europa. il conflitto quindi si allarga…

… e si allargano anche i robot pilotati dagli uomini diventando enormi. le macchine non sono più grossi esoscheletri ma vere e proprie cattedrali animate. questi Titani sono l’evoluzione naturale dei Giganti in risposta  alla crescita dei mezzi e della grandezza dei biomostri della fazione genetista aliena: ad avversari di dimensioni colossali si devono opporre forze altrettanto massicce. dopo i Giganti/dreadounghts pilotati dai coraggiosi italiani nel prequel adesso passiamo a questi Mecha alti 50 metri costruiti dalla Francia. questo è il tributo di Alessandro Girola ai robottoni giapponesi quali Mazinga, Goldrake, al recente Evangelion e soprattutto a Pacific Rim.

 

il Tarrasque

con la crescita dei bestioni le battaglie si fanno più epiche: ora il nemico mette in campo la sua arma più grande e devastante, ribattezzata Tarrasque, un Godzilla gargantuesco che demolisce volta per volta ogni Titano incontrato. Napoleone III è ritratto come un uomo malato e debole che delega ad altri poteri e responsabilità, quindi tra burocrati pavidi ed incompetenti, intrighi politici e dubbi esistenziali, il Tony Stark di quel tempo, il Conte de Lueur, dandy alcolizzato e geniale inventore, nonché grande pilota di Titani diventa il baluardo ultimo di un paese ormai in ginocchio. tra le righe di questo racconto ogni tanto torna l’eco ed il ricordo del Capitano Gambara che si sacrificò per salvare l’Italia.

questo stesso spirito di sacrificio emerge anche nei successori di Gambara quando  mettono la loro vita in gioco per una missione  suicida attraverso le linee nemiche:  distruggere la nave madre Nekton, il sancta sanctorum degli alieni ed evitare così di perdere la guerra. i romantici e sanguigni italiani scortano e proteggono il miglior tiratore scelto che la Francia abbia a disposizione: Lene Lie, una donna dapprima diffidente che poi si ricrederà strada facendo sui suoi compagni “guaglioni”. 

Lene Lie della Brigata Titani

questo racconto è nettamente migliore e molto più evoluto de I Robot di La Marmora, lo dimostra il volume di pagine parecchio superiore, segno che l’autore abbia ritenuto buono il primo esperimento, e che fortunatamente abbia deciso di ampliarlo con questo gioiello di stampo steampunk/ucronico. i personaggi sono ben delineati e la linea politica adottata dai tracotanti e meschini rappresentanti dei paesi in guerra è perfino coerente. questo è il punto di forza del romanzo: epicità, dramma ed intrighi fantapolitici resi credibili nel contesto ucronico della guerra Franco-Prussiana.

il finale aperto lascia il classico interrogativo: se un giorno si profilasse un nemico comune, l’umanità riuscirebbe a mettere da parte le proprie manie di conquista e grandezza per fare fronte unito?

 

Sinossi

Primavera del 1871. Infuria la guerra Franco-Prussiana. I mostri-guerrieri al seguito degli eserciti germanici sono sempre più forti, più grandi e più resistenti. A essi Napoleone III, Imperatore di Francia, oppone i Titani, robot alti cinquanta metri, pilotati da ufficiali dell’Armée de terre e da genieri italiani della Brigata Giganti.
Sullo sfondo del conflitto ci sono le due fazioni di Nekton, gli alieni naufragati anni prima sulla Terra, e divisi da profonde divergenze politiche e morali.
Mentre sul fronte della Lorena fa la sua comparsa il più letale mostro al servizio degli austro-prussiani, il Tarrasque, tra Francia e Italia si studia un disperato piano per ribaltare le sorti della guerra.

I Mecha di Napoleone III di Alessandro Girola
Copertina di Giordano Efrodini
Editing di Germano M.
193 pagine circa, 2,68 euro
Disponibile sul Kindle Store

concludo con una  precisazione… non conosco personalmente l’autore e mi sono imbattuto nei suoi lavori per affinità di interessi (che avete anche voi altrimenti neanche leggereste queste righe su questo blog) e ci tengo a ribadire che Alessandro Girola ha fatto una scelta precisa che è quella di autoprodursi i libri; questi libri non sono però né autocelebrativi né di bassa qualità a livello di grafica ed editing. visto il prezzo irrisorio al quale potete acquistarlo compratelo e ne sarete contenti. sponsorizzate l’attività di questi autori indipendenti , in modo che siano ancor più motivati a fare meglio e spingere così la passione che si ha per la scrittura e la lettura.

giovanni lelli

steampunk, ucronia.
sudore, dreadnoughts e sangue.

Copertina di Giordano Efrodini

lo ammetto, per farmi tornare a scrivere su queste pagine ci voleva uno stimolo importante. questo racconto breve di Alessandro Girola mi ha spinto  a riaprire il blog e metterci su due righe.

I Robot di La Marmora è un flash di 72 pagine che ci porta indietro al periodo risorgimentale della Terza Guerra d’Indipendenza. il lavoro è collegato al progetto di scrittura collettiva Risorgimento di Tenebra e a detta stessa dell’autore riadattato a suo modo e piacimento: il racconto ucronico è di genere steampunk con l’apparizione di personaggi storici realmente vissuti. 

gli alieni esistono e regalano ai terrestri parte della loro tecnologia, infatti alle battaglie partecipano biomostri frutto dell’ingegneria genetica, ci sono armi avveniristiche e soprattutto si muovono i Giganti, ultimo baluardo della difesa del Regno d’Italia. questi colossi guidati da impavidi piloti umani diventano l’estrema risorsa  di una Milano assediata dagli Austro-Asburgici.

al pari dei romantici piloti della prima guerra mondiale gli uomini del capitano Gambara si calano nelle cabine di pilotaggio di Anteo , Tifone , Porfirione , Damiso, e sprezzanti del pericolo vanno a caccia di gloria e medaglie.

tutto il racconto è scritto in maniera fluida e scorrevole, la narrazione coinvolgente vi prenderà e porterà alla fine tutto in un fiato. Girola possiede uno stile efficace, particolarmente curato nei dialoghi che riescono a far trasparire lo stato d’animo e perfino le fisionomie dei personaggi ai quali vi affezionerete subito. non vi citerò le tante fonti dalle quali l’autore abbia attinto in quanto egli stesso le elenca sul suo sito Plutonia Experiment parlando del suo lavoro QUI.   

Sinossi

1864: Un’ astronave-colonia degli alieni Nekton è naufragata sulla Terra, nel cuore dell’Impero Austriaco.
Lontani anni luce dal loro pianeta, i Nekton hanno scelto di allearsi con gli Asburgo, ricevendo ospitalità in cambio di tecnologia. Grazie a questo patto, gli Austriaci dispongono ora di mostri guerrieri, di carri corazzati e di altre prodigiose armi con cui sfidare il mondo.
Ma non tutti i Nekton hanno accettato la decisione del loro ammiraglio.
Una minoranza di alieni, ritenendo tale strategia contraria alle direttive della missione, ha chiesto asilo politico nel vicino Regno d’Italia.
La dote che questi disertori han portato con sé è quella dei Giganti: enormi automi pilotabili dagli esseri umani, unico baluardo contro le preponderanti forze nemiche.

 

I Robot di La Marmora di Alessandro Girola
Copertina di Giordano Efrodini
Editing di Germano M.
72 pagine circa, 1.53 euro
Disponibile nei formati ePub e Mobi
Mobi (Kindle Store)
EPub (Lulu store)

è stato pubblicato anche un seguito dal titolo: I Mecha Di Napoleone III

l’italia risorgimentale si salverà? non lo saprete certo da me, leggetevelo!

giovanni lelli