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Veracruz

di Valerio Evangelisti 2009

degno prequel di Tortuga, scritto con uno stile asciutto e senza fronzoli da parte di Evangelisti.
qui vengono approfondite le personalità di alcuni capi dei Fratelli della Costa che operarono la leggendaria presa di Veracruz, allora capitale della Nuova Spagna;
De Grammont guida questa flotta trascinandola dietro l’agonia della sorella Claire, lo seguiranno l’indomabile Lorencillo che regolerà i conti con il rivale Van Hoorn, gli altri capitani della filibusta tutta e Hubert Macary, che passa come ufficiale da una nave all’altra e si ritrova prigioniero egli stesso della gabbia che vorrebbe costruire per Gabriela Vergara, ambita preda di tutti gli avventurieri dei mari.

terminate queste pagine si ode ancora nelle orecchie l’incitamento di De Grammont: “Arremba! Arremba!”

Giovanni Lelli

avventure piratose del Dipinto Elrik Raja e dei filibustieri di Iolia prima della disgrazia

vengono qui narrate le gesta degli ultimi pirati, banditi, poeti e navigatori che osarono sfidare il fato nelle terre di Iolia, si dice che ora questi uomini siano dispersi in mare, o che i più feroci di essi pendano ancora da una forca ballando con la negra signora che li ha fatti amanti.


once-we-were-warriorsLocost 4 st. 2sl. 709 d.S – Porto Tellar –
Oggi lo stivaggio a bordo della Coccobello è stato completato. Per far sbrigare gli schiavi a caricare le vettovaglie e sopratutto il Rum è stato necessario che il Capomozzo Bones appendesse per le palle uno di essi; lo spettacolo è stato di monito anche alla ciurma a bordo dello sciabecco, che si è data più lena del solito nelle mansioni sul ponte che adesso riluce come uno specchio: ora anche la matrona del bordello del Pesco di Boa Morte potrebbe rimirarcisi.
La partenza si avvicina, al levar della marea salperemo le ancore e di nuovo lo scafo taglierà come una lama l’oceano; le carte nautiche sono state preparate da Catlyn secondo le mie indicazioni; dovrò poi assegnare l’incarico di timoniere a qualcuno, di veramente fidato…se soltanto lo Sparviero si facesse vedere potrei parlarne con lui; sembra essere stato inghiottito dall’inferno, ma son certo che al momento opportuno farà rivedere il suo brutto muso a bordo, gli piace troppo dare mostra di se e urlare ordini.

Non sia mai abbastanza maledetto il Segaossa Elanoer Saeros che ha infranto il contratto con la fratellanza! Maledetta sgualdrina! Ha avuto l’impudenza di mandarmi il suo cocchiere per annunciarmi che non sarebbe più salpata con noi; se fosse venuta lei di persona gli avrei solo fatto tagliare un dito della mano che non avrebbe più curato un fratello bisognoso a bordo ma così non è stato… gli ho rimandato indietro il suo cocchiere con la mia risposta, chissà se ne sarà lieta…

Ero in preda alla più nera melanconia poiché la spedizione stava per iniziare sotto la cattiva stella, il mare non ci avrebbe mai perdonato se fossimo salpati senza Segaossa e la malasorte ci avrebbe perseguitato fin sotto gli abissi marini; dopo aver disperato però finalmente gl’iddei mi hanno assistito! E’ giunto al molo di Tellar quella vecchia cornacchia di Mastro Buiacca, primo Segaossa della Lamarièn e dei Liberi Fratelli della Costa. Quel pazzo deve aver perduto il senno perché ha firmato senza battere ciglio il contratto che ha messo la sua vita in mano mia e di quella dello Sparviero. L’alcolismo deve aver vinto sulla ragione di quell’imbroglione, ma almeno adesso la ciurma ha di nuovo un Segaossa e possiamo partire ingraziati della sorte.
Elrik Raja. Capitano

Garleno 3 st. 4 sl. 709 d.S. – Mare Aperto –
Finalmente abbiamo mollato gli ormeggi lasciando quel fetido buco di Porto Tellar.
Gli ultimi disperati stanotte affollavano l’imbarco della Coccobello, ammassandosi davanti al tavolaccio al quale Mastro Anacleto raccoglieva le ultime adesioni per la spedizione, eh già! La ciurma aveva bisogno di essere ulteriormente rimpinguata in quanto quelle canaglie di Pew Bones, PiccaPossente Bellamy e Grollone il Calamaro Volante si son fatti beccare dai gendarmi dell’Albina… erano intenti a trafficare con i facinorosi che stanno mettendo a ferro e a fuoco i quartieri di Necromunda, potessero rimanere impiccati a vita con le loro budella, noi ce ne andiamo!
Forse gli ultimi arrivati non si rendevano conto di riporre la loro misera vita nelle mie mani, ma ho dato uno sguardo: era gente povera e disperata, alcuni senza speranza in fuga o con qualcosa o un passato da nascondere…nella mia smisurata benevolenza io li ho accolti, tramite le bestemmie di Mastro Anacleto che gli urlava di vergare uno scarabocchio e salire rapidamente a bordo.
Mercuzio Da rotterdam il Musico ha intonato la marcia con il suo mandolino e tutti son saliti sulla nave, quel vecchiaccio del Nostromo di Jean puzzava più delle fogne di Lamar quando mi disse che lo Sparviero era nella stiva a rendere l’anima a Giannina, ed è con trepidazione quindi che la nuova ciurma della Coccobello ha salutato il suo Comandante con il solito: CAPITANO A BORDO!!!
Ammetto di non essermi sentito così da parecchio tempo, e mi ritrovo ora Capitano di uno sciabecco che è stato condotto prima di me da illustri Capitani; la Coccobello non è certo una nave da guerra come lo era la Lamarièn ma ha il vantaggio di essere più piccola e maneggevole, l’ideale per catturare eventuali prede che potremmo incontrare prima di arrivare a Boa Morte, e in caso estremo per fuggire se dovessimo cadere in qualche trappola dei Mammalucchi venditori di schiavi, che si dice siano tornati ad infestare le acque a sud di Necromunda, proprio nella zona che noi dovremo attraversare.

Questa è una notte stellata e ventosa che gonfia le vele dello sciabecco e spazza le nubi dal cielo permettendo una navigazione agevole; aspirando l’aria mentre sono sul ponte la brezza marina mi riempie di sale i polmoni e anche la testa di ricordi… Boa Morte!
Era dal funerale di Gast Terza Gamba Mellows, il dimonio se lo porti, che non mettiamo piede in quella che noi Liberi Fratelli consideriamo la nostra casa, chissà se la bettola del Corsaro Nero sta ancora in piedi e se Dorette Senza Tette, la figlia dell’oste è cresciuta, in modo che possa allietare la permanenza di qualche sgraziato filibusto che per parecchi soli non potrà godere di piacere o conforto, con unica compagnia le urla dei compagni superiori che ti ordinano di spezzarti la schiena fino a che non la senti più.

La ciurma è composta da nuovi e vecchi fidati: uno dei vecchi Capitani dei Fratelli della Costa, Alerik lo Sfregiato con il suo secondo e mogliera: Lilithas Broogkinthof il Cigno; questi due si sono riprodotti e hanno portato il loro moccioso a bordo…folli! Ma non più di chi portò me ai tempi, ero io stesso poco più grande del piccolo Eis quando mi frustarono per la prima volta sul ponte di una nave pirata; Dazed la Pulce invece comanderà le manovre di ponte, si divertirà, almeno dopo che avrà ritrovato la sua scimmia, a malmenare quei poveri disgraziati che si imbarcano per la prima volta, come quel tale, Sharaman, ma ho visto in lui al di là dell’aspetto trasandato l’occhio avezzo al mare, di uno che la sa lunga; Field la Sinda comanderà la gabbia, i gabbieri l’adorano, e lei adora la loro prestanza…Pozzo lo Zozzo rende come dieci uomini quando è con lei.

Sto ora portando questo legno in mare aperto verso Boa Morte, guidato dalle carte nautiche che ha tracciato Catlyna con la sua solita cura, lei non è già qui… ma l’aspetterò; adesso son altri i pensieri che affollano la mia mente e guardo in alto sventolare il Jolly Roger.
Elrik Raja. Capitano

Garleno 4 st. 4 sl. 709 d.S. – Mare Aperto. Al largo dell’isola di Giaffa –
In malora gl’iddei che mi vanno contro!
E’ stata una notte furiosa! Notte nella quale l’odore del ferro si è mischiato a quello del sangue e del sudore in battaglia quando ci siamo trovati al largo dell’isola di Giaffa, Califfato libero e ritrovo dei pirati della flotta del nord.

Tutti sospettavamo che fosse una trappola ma ciò nonostante l’avventatezza e la voglia di far bottino dopo parecchio tempo ha preso il sopravvento, e abbiamo abbordato quel mercantile alla deriva, privo di un albero che in balia delle onde era più lento di una balena gravida, con pochi marinai disperati sul ponte.
Che Astendarro mi strafulmini o che Rigel mi faccia perdere negli abissi del mare se io non avevo ordinato una manovra più prudente: “preparare i rampini e le baliste” … invece nella febbre delirante che acceca e precede la battaglia il nostromo ha preparato le passerelle d’abbordaggio sui castelli; ormai il dado aveva preso a rotolare e non potevo più fermarlo; ho mandato Mastro Anacleto a svegliare e mettere in allarme chi era di riposo sottocoperta e con la carica suonata dal Fidler Mercuzio ci siamo accostati al mercantile in avaria.

Lo schianto è stato tremendo con il fasciame che si incrinava, e calate le passerelle con i ganci ci stavamo per lanciare all’arrembaggio, quando, una fiumana di Malesi armati fino ai denti è emersa sul ponte! Quei mangiacarogne ci hanno fatto il colpo dell’anatra ferita: fingersi in grave avaria e preda appetibile per poi sputare fuori decine di uomini ! Ah ma i Liberi Fratelli non si spaventano per così poco, non erano diavoli i nostri nemici ma uomini, e per di più della razza gretta che mangia i propri simili; abbiamo atteso sulle passerelle mentre le baliste vomitavano il loro carico mortale sulla loro avanguardia, falciando e sventrando quei cani che volevano il nostro scalpo e poi ci siamo scontrati selvaggiamente.

E’ stata la lotta per la sopravvivenza, dove il più forte e prepotente avrebbe schiacciato l’altro… non v’era più scopo altro per noi ormai che quello di uccidere e portare a casa la pellaccia, eravamo disperati ed io incrociavo il ferro con il Capitano avverso quando è capitato l’assurdo:

sul ponte del mercantile vi era una catasta di barili, e accanto ad essi si erano portati dei malesi con una torcia accesa in mano e l’apparente intenzione di volergli dare fuoco; la vista aguzza dell’orecchi’a punta Lilithas Broogkhintof – che come un cecchino fino ad allora stava trasformando in puntaspilli i nostri nemici con le sue frecce – ha riconosciuto in quelle botti il segno della polvere pirica… i folli volevano far saltare la loro nave con loro e noi sopra!

A quel punto si salvi chi può! Il Capitano è l’ultimo ad abbandonare la nave, solo che quella nave non era la mia! E cercai quindi di guadagnare la salvezza sulla Coccobello mentre con mossa tardiva ordinavo di ritirare le passerelle; se solo mi avessero dato ascolto prima! Sarebbe bastato tagliare le cime dei rampini per allontanarsi! In quell’istante Alerik lo Sfregiato e la Sinda Field ferirono gravemente il Capitano folle, che fu investito anche da un essere d’acqua, uno spirito evocato, ma da chi? Gli dei del mare ci volevano forse aiutare perché eravamo i più audaci e i più belli?

No… fu la mia dolce Catlyna che con mio grande sollievo era rimasta indietro sulla Coccobello travolta dalla foga omicida della marmaglia umana, lei con uno dei suoi trucchi da fatucca aveva evocato lo spirito delle acque che ha permesso a Field e ad Alerik di offendere e poter fuggire al seguito; trovai la piccina svenuta per lo sforzo sul ponte e la portai con me al sicuro.

La Coccobello ha poi virato di bordo e si è allontanata mentre il mercantile prendeva fuoco, al largo ne vedemmo il bagliore, un falò che brillava in mezzo all’oceano prima di esplodere.
Quella ciurma doveva essere stata colta dal male nero o da qualche maledizione che rende folli e dementi, e con loro volevano portare anche noi negli abissi.

E’ stata una notte faticosa, nella quale abbiamo perso cinque fratelli ed altri sei sono sotto le cure del Segaossa, questi ultimi sono i meno fortunati poiché si lamentano di essere finiti sotto le mani di un macellaio, avrebbero di gran lunga preferito morire dissanguati per mano del ferro nemico, specialmente Mandingo che ha perso la mano sinistra…il chirurgo era talmente ubriaco che gli ha tagliato anche l’altra! Ma si sa, questi sono i rischi del mestiere…

Abbiamo ripreso a navigare verso Boa Morte dove recluteremo altri uomini, raddobberemo la murata in viaggio perché è pericoloso fermarsi in queste acque infestate dai Mamallucchi, e se ci incrociassero ora sarebbero guai seri per noi.
Elrik Raja. Capitano

Garleno 5 st. 1 sl. 709 d.S. – Mare Aperto –
Il viaggio verso la terraferma prosegue, il vento e la pioggia ci hanno graziato in questi giorni permettendoci di avvicinarci a piè sospinto nelle acque di Isla Boa Morte; se non fossi un rinnegato dagli dei li ringrazierei: la fluidità di manovra e l’agilità della Coccobello sull’onda ha dato nuova speranza alla ciurma il cui morale era stato un po’ fiaccato dal disastroso scontro con i Malesi impazziti.

Temevo eccessivi malumori in seguito al mancato bottino e alla scampata morte, anche in virtù del fatto che non vi è a bordo un Quartiermastro che li rappresenti e ne faccia forza di gruppo, uno di loro eletto spontaneamente insomma e che li tenga a bada; a volte per esser Capitano non basta avere il proprio nome portato sulla bocca di tutti, non basta condividerne la fatica, le bevute ed il sangue, a volte basta un non nulla più lieve anche di un refolo di vento per farli ammutinare… ma così non è stato e non lo sarà dalle parole che ho udito da Mastro Anacleto, essi sono dalla parte giusta: da quella che gli può portare un buon bottino, ossia dalla mia per ora…e l’unica cosa che posso fare è di fargli eleggere un Quartimaestro una volta sbarcati a terra, che lo eleggano o che lo scelgano dopo una zuffa poco importa, staremo a vedere…

Si è anche svelato il mistero del perché fossero spariti i ratti sullo sciabecco… il sospetto piano piano è diventato certezza quando son sceso in cambusa. Sharaman si adoperava di grasso di balena e di padella per cuocere le polpette di “ratton” come le chiamava lui, dentro le pentole trovammo le code dei sorci, quell’avvelenatore aveva dimenticato di farle sparire. Gli ho dato la chiave della cambusa, l’ho nominato primo cuoco per l’ingegno profuso e lo spirito di adattamento spontaneo dimostrato nel mandare avanti da solo la baracca dopo l’abbandono del Calamaro Volante; da adesso in poi suo sarà il compito di mandare avanti la cucina e di tenere a bada gli alcolizzati dalla riserva di rum, se stesso compreso! Almeno così non ci cucinerà più il suo amato ratto se non vuol finire a mollo fuoribordo!

Quel cane era tutto contento quando gli ho concesso di potersi servire di un paio di mozzi per pelar patate e raschiare padelle, spero per i mozzi che si limiterà ad utilizzarli solo come sguatteri e non come amanti. In onore del tentato avvelenamento il nuovo cambusiere della Coccobello è stato soprannominato da me stesso “Veleno”, in ogni caso non potrà mai essere peggio del vecchio e arcigno Abel, indimenticato e famigerato cambusiere della Lamarièn, che ci cucinò con sale e pepe le orecchie dei mozzi che gli avevano disubbidito.
Elrik Raja. Capitano

[La scrittura è tipicamente femminile. I caratteri sono arrotondati, precisi, simmetrici. Non vi sono imperfezioni di sorta o macchie inestetiche d’inchiostro. Ogni dettaglio è curato, non lasciato al caso]

Garleno terzo sole terza settimana ora duodecima tramonto 709 d.s. Mare Aperto
Non so definire con esattezza la durata dei soli e delle lune durante i quali sono stata priva di sensi. Quattro o cinque, a quanto mi riporta Field, l’elfa che si sta occupando di me.
Sono costretta a letto a causa della febbre alta, tosse persistente, raffreddore e mal di gola. Sono molto debole e ho dolori in ogni parte del mio corpo.
La Coccobello continua a seguire la rotta che ho tracciato sulle carte nautiche, sebbene a rilento, per via dei danni riportati nell’imboscata dei Malesi.
Ci sono state poche vittime e le ferite dei sopravvissuti non sono gravi. Penso che i pirati siano avvezzi a questo genere di assalti poiché non sembrano demotivati o scontenti o infiacchiti dall’accaduto, anzi…la notte restano svegli fino a che la luna non lascia il posto al sole che s’innalza dalla linea orizzontale del mare e cantano e ballano a suon di musica. Ruttano e sbraitano per via del rum che bevono in quantità spropositata. Non si lavano e non seguono un adeguata alimentazione. Molti di loro sono analfabeti. E’ singolare il modo in cui dei balordi simili riescano a vivere insieme per così tanto tempo in un ambiente così limitato e ristretto.
Sento spesso piangere il figlio di Lilithas ed Alerik. Spero proprio di non aver mai un problema simile nella mia vita, sarebbe un peso inutile accudire un esserino che non sa provvedere a se stesso in maniera autonoma.
Ho spesso nostalgia dell’Albina. Degli agi e delle comodità della Rocca o delle mie tenute. Della vita di corte.
Nonostante tutto però, amo la libertà che puoi avere viaggiando su una nave di pirati. Non sai mai cosa capiterà o chi incontrerai. Una vita avventurosa priva di costrizioni e lontana da congiure o lotte per il potere. Una vita in cui anche le donne possono scegliere il proprio futuro e non passano semplicemente da un padre ad un marito.
Non vedo l’ora di scoprire cosa ci attenderà a Boa Morte, per ora chiudo questa pagina di diario. Le forze mi abbandonano e sono così debole che non riesco più a scrivere. 
Catlyn

Thystonio 1 st. 5 sl. 709 d.S. – Al largo delle Isole Faez –
Ah, Che notte brava che è stata quella al largo delle Isole Faez vicino BoaMorte!
Era l’ora del rancio e tutto appariva tranquillo e piatto come il petto di Dorette SenzaTette quando poco distante a prua apparve un tenue baglior, dapprima pensavamo al riflesso della luna che si era avvicinata alle acque per fare il bagno ma poi di vedetta fin sopra la gabbia, Field con la sua vista d’orecchi’a punta distinse le sagome di due navi accostate intente a darsi battaglia. Astendar infame! Che cosa avevi in serbo per noi dopo la sventura dei malesi?

I nervi tesi e il ferro pronto non deviammo dalla rotta avvicinandoci allo scontro; sentivo Mastro Anacleto borbottare ma non per questo tirarsi indietro, Alerik e Lilithas mi sembravano i meno a piombo della ciurma, segno che avevamo ecceduto nelle libagioni ma non me ne preoccupavo, forse la loro fiatella avrebbe steso l’eventuale nemico. L’onda ci portò più vicino e vedemmo le bandiere: una era la bandiera degli schiavisti Mammalucchi che stavano appestando quelle acque come un canchero, e l’altra ergeva a simbolo il teschio rovesciato… era l’araladica di quella carogna di Franch de Grammont il Becchino! Capitano della Fratellanza della Costa, il suo legno la “Bastillia” era arrembata ed in difficoltà…il codice esigeva il mutuo soccorso e tutta la ciurma della Coccobello scattò all’armi pronta ad intervenire.

Con una rapida manovra a tenaglia aggirammo la nave nemica che aveva per nome “L’Imbattibile”, nome che dopo il nostro assalto non ha più motivo di esistere. L’abbordammo con i rampini e come furie ci riversammo sul ponte avverso. Vedevo i miei compagni con l’arma tra i denti spaccare teste, altri che si lanciavano dietro la Sinda dall’altezza dei pennoni per atterrare con il loro carico mortale, Dazed la pulce era un gigante tra i giganti. La battaglia divenne feroce, vidi spiccare De Grammont come un diavolo che frustava chiunque gli capitasse a tiro, e poi in mezzo alla rissa una furia bionda che lavorava di sciabola sgozzando e sventrando, qualcosa nel suo modo di fare era familiare…ma poi fui distratto dal cadavere che mi crollò davanti per mano dello Sfregiato che come una serpe aveva accoppato chi voleva cavarmi le budella.

I Mameluk infine cedettero: erano in numero inferiore ed indeboliti, fiaccati nello spirito e nel corpo, parecchi di essi si buttarono a mare allietando il pasto dei pescecani che già si erano assiepati nel lago di sangue sottostante le navi, i restanti si arresero, intorno a quella palla di lardo di Califfo che li comandava. Buttammo fuori bordo il comandante nemico e abbattemmo gli alberi dell’Imbattibile…li avremmo mandati alla deriva alleggeriti del bottino che adesso apparteneva a noi. Grande fu la gioia della ciurma che si lanciava a prendere tutto quello che poteva: vidi mozzare dita per appropriarsi di anelli, altri portavano barili di acquavite, altri armi e poi uno scrigno pieno d’oro che ci avrebbe ripagato delle fatiche! In mezzo a questo tripudio vidi ballare il Cigno e lo Sfregiato coperti di sangue, null’altro pareva esistere per loro. Come da codice abbiamo spartito a metà io e de Grammont che adesso mi deve la vita, anzi, mi ha spedito a bordo la bionda per portarla a BoaMorte, è la figlia di quel ladrone di Fanari du Bois, primo Capitano della Coccobello…è rozza con la lingua lunga, in pratica una principessa! Spero che non mi costringa a mettergli i ferri, anche se ho l’impressione che lo farebbe apposta per puro piacere.
Siamo quasi in vista di terra. 
Elrik Raja. Capitano

tratto da una mia sessione di gioco multipla sul gdr online Fengard, dove il sottoscritto era il capitano pirata Elrik Raja, detto “il dipinto”

giovanni lelli