Archivio per maggio, 2011

i corti 2011: vince la novità

si è appena concluso il terzo concorso di narrativa a bivi di Librogame’s Land, una competizione serrata che si è protratta per due mesi, che ha visto protagonisti i racconti a bivi brevi, creati dagli utenti della community italiana della letteratura interattiva; il concorso che ha coinvolto in ugual misura scrittori, giudici e giuria popolare ha decretato il suo vincitore: Davide Bonvicini batte la concorrenza con Alla Luce del Buio, un racconto innovativo e surreale, dove si viaggia attraverso lo spazio e il tempo, che trascende il concetto di semplice lettura a bivi introducendo un’interazione più approfondita con salti da una realtà temporale ad un’altra, agli stadi mentali legati ai colori dell’arcobaleno, che dal prisma della metà oscura della luna  vengono proiettati sulle pareti delle stanze da superare mentre il buio avanza.

 la novità allora ha battuto una concorrenza orientata su temi più classici. qui sotto un estratto del mio commento in veste di giurato sul racconto:

indubbiamente quello che colpisce a prima vista di alla luce del buio è l’ottima scrittura: matura, fluida,  elaborata quanto basta con una buona verve narrativa, eccedendo solo ogni tanto in pomposità. oserei dire anche di livello più che professionale, complimenti all’autore.
il punto di forza del racconto è la struttura pensata per svolgerlo: abbiamo un meccanismo perfettamente oliato ed originale, dove ai paragrafi “normali” si aggiungono i paragrafi raggiungibili con i lanci di dado; il tenta la realtà  sarà infatti il veicolo che ci proietterà nei ricordi del protagonista,  passaggio obbligatorio per arrivare al finale buono della storia; ci sono i sottrai e gli aggiungi, i codici, gli enigmi, le parole occultate nel testo nello stile di mason e jackson , insomma c’è stato un lavoro certosino e paziente nell’incastrare tutti gli elementi del puzzle, cosa degna di nota.
la storia in se per se è onirica e labirintica, ben presto mi son reso conto di trovarmi dentro la mente del protagonista che cercava una via di uscita; il tutto è risultato a volte claustrofobico, penso intenzionalmente voluto dallo scrittore.
andando avanti ci si rende conto che si gira in tondo senza poter tornare indietro verso i paragrafi cancellati pena la fine prematura, e che bivi veri  e propri non ce ne sono, escludendo i salti occasionali dei tenta la realtà quando ci si rende conto che sono indispensabili  per ottenere il finale migliore; il temuto 3 (nel quale viene incastrata a dovere l’immagine tema del racconto – l’esplosione-, a mio avviso ben sfruttata)  assume allora la valenza del 14 delle avventure di PIP e ci costringerà ad andare avanti, a verificare continuamente la tabella d’avventura e controllare che i paragrafi tra cui scegliere non siano stati già cancellati.
non mi dilungherò su discorsi filosofici sui colori, o sulle forme e gli animali, del come riuscire ad infilare un piolo tondo in un buco quadrato e via dicendo, mi limiterò solo a  dire che ho avuto l’impressione che vi siano diverse citazioni più o meno volute come la bomba VOLENT (il cuore di volent di cuore di ghiaccio); il salto da una realtà ad un’altra come in matrix; un astronauta tirato giù dalla scena finale di  2001 odissea nello spazio; il famigerato sergente di ferro hartman di full metal jacket; la struttura del palazzo come the cube;  l’album the dark side of the moon con lo spettro scomposto nei colori delle stanze, il lato oscuro della luna, il buio, che avanza…che può essere paragonato all’orrore di cui narra il colonnello kurtz in apocalypse now. insomma tutto questo per dire che la lettura del racconto mi ha lasciato in ogni caso delle sensazioni e dei ricordi oltre che delle riflessioni, a volte parecchio impegnative.
e forse proprio qui arriva l’unico punto negativo : la storia è forse un pelo troppo impegnativa per un racconto gioco, al punto che il lettore medio può rischiare di annoiarsi perché non gli viene dato uno scopo all’inizio se non quello di una fuga senza spiegazione, costringendolo o a leggere fino alla fine per vedere se uno scopo c’è, o ad abbandonare.
carina la ricerca del  il titolo con un ossimoro. [ ]
in conclusione: ben scritto, struttura e regolamento eccellente, due finali,  immagine ben inserita, pecca solo leggermente sulla mancanza di scopo, del perché e del per come… 

VOTO: 8 

ecco a voi la classifica finale che potete vedere anche QUI con i relativi commenti sul concorso:

7,653 Alla luce del buio Apologeta
7,238 Rockstage – Tour esplosivo Adisc
6,586 La luna degli assassini Mornon
6,458 Il Forestiero LordAxim
5,986 L’albero di fuoco EGO
5,546 La danza delle ombre gittes
5,431 Le metamorfosi Lamello
4.687 Muteki Chojin Hyperion djmayhem

quello che è emerso da questa edizione dei corti è che ai primi due posti sono arrivati rispettivamente i racconti  più originali, il primo dal punto di vista di una struttura esaminata abbondantemente sopra (alla luce del buio di  “Apologeta” Davide Bonvicini), e il secondo dalla sorprendente caratterizzazione in un mondo della musica opportunamente rivisitato con i “dadi pelosi”  (rock stage – tour esplosivo di Alessio Contorni  “Adisc” ), alle loro spalle arriva il veterano e già vincitore della prima edizione del concorso,”Mornon”  Mauro Longo, che con la luna degli assassini si conferma scrittore di punta del genere, con un corto divertente e tattico, che lui stesso ha dichiarato ispirato alla torre dell’elefante di R.E. Howard.

congratulazioni anche a chi ha partecipato e non ha vinto, ma che si è esposto al giudizio e ai commenti di un pubblico competente e critico come quello di Librogame’s Land, rendendo l’evento sempre vivo.

l’appuntamento dopo le libagioni e i festeggiamenti è per l’anno prossimo!!

giovanni lelli

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un barbaro texano

 parte 1 . introduzione:

inizia qui un percorso che esaminerà il cimmero, simbolo del filone sword and sorcery lanciato da Robert Erwin Howard.

data la vastità dell’argomento lo faremo a puntate.

ecco il famoso ritratto del papà della sword and sorcery

Conan il Barbaro è sconosciuto a ben pochi in quanto sono stati scritti su di lui innumerevoli libri, fumetti, film e videogiochi… ma cosa colpisce così tanto l’immaginario pubblico da decretare il suo indiscusso successo?

da prima Conan stabilì gli standard di una fantasia eroica, la narrativa in cui “la magia funziona, gli uomini sono forti e coraggiosi, le donne bellissime, i problemi sono semplici e non ci sono tasse da pagare”.

L’Era Hyboriana che fa da sfondo alle storie di Conan (collocata undicimila anni fa, dopo lo sprofondamento di Atlantide e prima della storia a noi conosciuta) risulta essere un pastiche di tutto quello che il texano Howard abbia ritenuto utile: barbari, pirati, cavalieri, intrighi di corte, streghe e stregoni, ambientazioni egizie e vichinghe… tutte queste immagini colpirono fortemente il collettivo degli anni 60, anni in cui esplose letteralmente il genere fantastico rivalutato in maniera postuma (R.E. H. scrisse negli anni 30 per la rivista pulp  Weird Tales, che spinse la letteratura popolare “di genere” nei primi decenni del secolo negli U.S.A)

quello che rimane valido di Howard e  della sua opera, a differenza di molti suoi colleghi dell’epoca, non sono i significati esoterici o i richiami alla tradizione celtica, o le arditezze stilistiche o narrative. quello che ha trionfato è stata la semplicità della formula, la riduzione all’osso di tutto quello che poteva complicare o tediare la lettura, e la capacità di adattamento del personaggio non inquadrato in un ruolo fisso (Conan è di volta in volta, ladro, pirata, cavaliere, mercenario e re); la parte del leone la fanno le descrizioni realistiche a volte estremamente crude, unite all’assenza di moralismo di un personaggio reso in questa maniera puro.

questa semplicità di fondo nelle storie e nel barbaro ha fatto si che la figura di Conan sia entrata nell’immaginario collettivo dei nostri tempi, sopravvivendo a tutto con la sua innata indole battagliera e libera, arrivando ad affiancare personaggi mitici e i moderni supereroi.

giovanni lelli

il ciclo di Conan si compone di diciassette storie, narrate da Robert E. Howard dal 1932 al 1936:

  1. La fenice sulla lama (The Phoenix on the Sword, dicembre 1932)
  2. La cittadella scarlatta (The Scarlet Citadel, gennaio 1933)
  3. La torre dell’elefante (The Tower of the Elephant, marzo 1933)
  4. Colosso nero (Black Colossus, giugno 1933)
  5. L’ombra che scivola (Xuthal of the Dusk, altrimenti conosciuto con il titolo The Slithering Shadow, settembre 1933)
  6. Lo stagno dei negri (The Pool of the Black One, ottobre 1933)
  7. Gli intrusi a palazzo (Rogues in the House, gennaio 1934)
  8. Ombre al chiaro di luna (Iron Shadows in the Moon, altrimenti conosciuto con il titolo Shadows in the Moonlight, aprile 1934)
  9. La regina della Costa Nera (Queen of the Black Coast, maggio 1934)
  10. Il diavolo di ferro (The Devil in IronWeird Tales, agosto 1934)
  11. Gli accoliti del cerchio nero (The People of the Black Circle, settembre-ottobre-novembre 1934)
  12. Nascerà una strega (A Witch Shall Be Born, dicembre 1934)
  13. Le gemme di Gwahlur (Jewels of Gwahlur, marzo 1935)
  14. Oltre il fiume nero (Beyond the Black River, maggio-giugno 1935)
  15. Ombre a Zamboula (Man-Eaters of Zamboula, altrimenti conosciuto con il titolo Shadows in Zamboula, novembre 1935)
  16. L’ora del dragone (The Hour of the Dragon, dicembre 1935-gennaio-febbraio-marzo-aprile 1936) – Noto anche come Conan the Conqueror
  17. Chiodi rossi (Red Nails, luglio-agosto-settembre-ottobre 1936.


“la magia funziona, gli uomini sono forti e coraggiosi, le donne bellissime, i problemi sono semplici e non ci sono tasse da pagare”

Dimensione Avventura 10: La Creatura del Male

edizione e.elle  1993 – autore steve jackson

articolo pubblicato su Librogame’s Land

 

Questo libro ha fama di essere l’opera maxima di Steve Jackson, la più completa e difficile da portare a termine con successo. Con tale premessa mi sono cimentato nella sua lettura, sapendo che alcune persone in molti anni non hanno avuto la pazienza di portarlo a termine e l’hanno finito per odiare. Ritroviamo in queste pagine il sistema messo a punto e perfezionato all’ennesima potenza dal padre dei Fighting Fantasy, che, dopo vari numeri di Dimensione Avventura e la famosa tetralogia “Sortilegio”, impegnerà il lettore nella ricerca dell’unica via possibile per arrivare alla conclusione dell’avventura.

Fin dall’inizio ci si rende conto di aver tra le mani qualcosa di diverso: l’introduzione all’avventura è piuttosto complessa e si dipana per 19 pagine con un prologo lungo e ricco di spunti, dove l’autore non manca di seminare indizi e aneddoti  sulla regione dell’Allansia, con personaggi curiosi e accattivanti, alcuni noti e altri meno. Percorse queste pagine iniziali si va verso qualcosa di unico… non vestiremo i panni di un avventuriero famoso, né di un mago investito di una missione, non impersoneremo il buon paladino, né il pirata in cerca di tesori…saremo una cosa, un mostro, una creatura che ha appena aperto gli occhi e che ancora non prende coscienza di sé; eloquente è la frase che ci catapulta verso il paragrafo numero 1 :

Col procedere dell’avventura comincerai a porti delle domande che tutti devono porsi nel corso della propria vita: chi sono? Da dove vengo? Perché mi trovo qui? 

il pranzo è servito nel dungeon!!  spezzatino di gnomo, una prelibatezza!!

Ci ritroveremo in un sotterraneo angusto, illustrato dal bravo Langford, il cui stile si sposa bene con quest’ambiente imbruttito e decadente, dove all’inizio non comprenderemo nulla di quello che ci viene detto, non saremo in grado di avere coscienza e padronanza delle nostre azioni essendo queste ultime in balia della sorte e dei risultati dei dadi; dovremo andare avanti e risolvere il rebus proposto dall’autore prima di riuscire ad essere artefici dei nostri movimenti ed avere infine la padronanza del linguaggio; saremo però solo agli inizi, poiché anche se lo scrittore ci affida una creatura che è una vera e propria macchina da guerra, che subisce soltanto un punto di danno ad ogni assalto perso e uccide sul colpo qualsiasi avversario se gli esce un numero doppio lanciando due dadi, non è detto che vedremo la luce alla fine del labirinto; in perfetto stile Jacksoniano, abbiamo infatti un libro One-True-Path, ossia un libro che ha una sola via giusta per arrivare in fondo, in cui la minima deviazione da questo percorso infido e difficilissimo da scovare comporta la perdita di un oggetto fondamentale o di un indizio indispensabile, o ci conduce, più o meno brevemente, ad una fine prematura. Se infine riusciremo ad uscire dal dungeon sotterraneo, ci confronteremo con una nuova parte dell’avventura, ambientata all’aperto ma non per questo più facile o meno bella, ove prendendo sempre più coscienza scopriremo mano a mano il nostro destino, andando per boschi, pianure, villaggi, paludi e altro. Questo rischia di essere frustrante a lungo andare e comporta una lettura attenta e concentrata del libro, non adatta a chi predilige librogame dalla struttura aperta o più romanzata, ma chi ha la pazienza di goderselo nei suoi minimi dettagli e di portarlo a termine, scoprirà una storia bellissima, ricca di colpi di scena fino al paragrafo finale, ed avrà una sensazione di soddisfazione unica.

fuori dal labirinto sotterraneo la creatura dovrà trovare la sua strada e andare a compiere il proprio destino


Longevità 9:  Elevata. Il libro presenta diversi percorsi che conducono più o meno rapidamente a fine prematura in quanto, come detto sopra, vi è un strada unica che conduce al finale migliore; poiché questo finale è difficile da trovare se non dopo svariate letture, si dovranno fare più tentativi o rigiocare il libro più volte; aggiungo che può essere anche divertente vedere in che modo l’autore ha pensato di farci la pelle, ove questi imbuti della morte non sono illustrati da semplici paragrafetti finali, anzi, spesso arrivano quando pensiamo di essere sulla strada giusta a dimostrarci che non è così! Essi contribuiscono a perfezionare, fino a farne radicalmente parte, l’atmosfera complessiva del libro.

Difficoltà 10:  Altissima. Difficile e anche di più. Senza ombra di dubbio è il librogame più complesso e difficile che mi è capitato di avere tra le mani. Ci troviamo di fronte ad un percorso unico ( One-True-Path ) in perfetto stile Steve Jackson, solo che questa volta, tale percorso è più nascosto e criptico del solito, il che potrebbe scoraggiare gli impazienti o chi non ama questo scrittore o questo tipo di letture. Dentro “ La Creatura del Male” è in pratica racchiusa tutta l’indole visionaria e l’ingegno nel creare enigmi che l’autore ha affinato dalla “Rocca del Male” fino alla “Corona dei Re”. I nervi del lettore rischiano di essere messi a dura prova e il volume di fare una fine prematura… questa volta però vale veramente la pena arrivare fino in fondo.

Giocabilità 9:  Eccellente. Ci troviamo di fronte al classico regolamento di Dimensione Avventura ma la creatura nelle nostre mani è davvero un portento nei combattimenti , ed in più si ha davvero la sensazione di evolversi nel corso dei paragrafi, evoluzione la nostra che arriva gradualmente, con naturalezza, fino alla rivelazione finale. Piccola annotazione: di solito nella serie Dimensione Avventura è possibile recuperare punti Resistenza con i pasti…in quest’avventura i nostri pasti saranno costituiti dalle nostre vittime! In particolare giovani e teneri hobbit o tenebrosi avventurieri, orripilanti creature (vedi l’immagine più in alto)… insomma il menù è piuttosto vario e gustoso! Perfetto inoltre lo stile di scrittura. Il libro è piuttosto consistente essendo anche fisicamente il più grosso della serie Dimensione Avventura, con un numero anomalo di 460 paragrafi tutt’altro che stringati. Questa volta Jackson è un poco più letterario e meno asciutto nelle descrizioni deliranti che partorisce, ed ha anche elaborato una bella serie di leggende e storie in una lunga e curata introduzione che ci immerge da subito nella lettura. La traduzione di Mariangela Bruna, che mi sembra abbia mantenuto lo stile originario dell’autore e italianizzato alcuni termini, è di buon livello.

Totale 9.5:  Un Capolavoro. Avevo delle riserve prima di avvicinarmi a questo libro e invece l’ho apprezzato fin da subito, tanto da considerarlo ora il mio favorito. O lo si ama o lo si odia; indiscutibilmente è tra i migliori della collana della E.L. Da provare anche solo per interesse storico essendo l’ultima opera di un vero maestro del genere!

giovanni lelli